A portata di mano

19/09/2008 - 20:58

Ci si stanca spesso, talvolta con accanimento, a cercare la propria gioia in luoghi remoti, in idee ambiziose fino all'utopia, in azioni ardite e audaci fino all'insolenza...con il fare di chi lancia l'omelette in alto un paio di metri, e aspetta di sentirsi un cuoco realizzato quando riesce a farla riatterrare dopo molti volteggi aerei diritta diritta nella padella. O come chi mette su un qualunque treno merci un pacco prezioso, abbandonandolo senza alcun accompagnamento. Senza prendersene cura.

Invece la nostra gioia, a vederla, è lì, a portata di mano. Non due metri sopra la padella (figuriamoci tre metri sopra il cielo...), non su un anonimo vagone. A portata di mano, eppure sfuggente e ironica, ci guarda beffarda mentre crolliamo affranti e sopraffatti a notte fonda. Quanto terribilmente patetici dobbiamo sembrarle....

Sfortunatamente, anche la nostra tristezza è a portata di mano...forse anche più vicina e inconsapevolmente raggiungibile. Ci montano il kit per la sua produzione poco dopo la "messa in strada". E finisce che la usi spesso, più spesso di quanto non sia fisiologico e in una certa maniera necessaria. Ma anche in questo caso spesso ci sottovalutiamo...e ne diamo il merito (la colpa) al carattere di chi ci sta attorno, al traffico metropolitano, al cambiamento climatico.

"Sono fluidi a vedersi c'è un piacere" (P. Panella)

Michele, da Napoli.

Questo post ha un gemello. Lo trovate qui, sul blog di Francesco, che ha voluto mantenere la tradizione di un post a quattro mani, o a due anime, in occasione dei nostri, purtroppo rari, incontri.

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